Quadro economico ed ipotesi finanziarie

Il progetto del Ponte e dei circa 40 chilometri di raccordi approvato dal Cipe nell'agosto del 2003 aveva un costo complessivo di 4,6 miliardi di euro. L'opera è stata messa a gara con una base d'asta di 4,4 miliardi - al netto dei costi per il Project Management ed il Monitoraggio ambientale aggiudicati per un valore di 150 milioni - ed è stata contrattualizzata nel 2006 a 3,9 miliardi.

Il fabbisogno complessivo dell'opera era stato calcolato nel 2003 in via largamente prudenziale in 6,1 miliardi di euro. Tale importo non si discosta sensibilmente dalla stima di circa 6,3 miliardi euro contenuta nell'accordo del 17 aprile 2009 tra la Società e il Contraente Generale Eurolink finalizzato al riavvio delle attività per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Le modalità del piano finanziario, confermando nella sostanza quanto a suo tempo predisposto, prevedono la copertura del 40 per cento del fabbisogno attraverso un contributo pubblico ed un aumento di capitale della Società Stretto di Messina, il restante 60 per cento sarà reperito tramite finanziamenti sui mercati nazionali ed internazionali dei capitali secondo lo schema tipico del project finance.

Nella seduta del 6 marzo 2009 il Cipe ha deliberato uno stanziamento pari a 1,3 miliardi di euro in sostituzione dei fondi ex Fintecna, in precedenza destinati al Ponte e successivamente versati al bilancio dello Stato per altri scopi.

 

Molte critiche sono invece legate all'enorme costo di quest'opera. Viene fatto rilevare infatti che si potrebbe utilizzare questo denaro per modernizzare e rendere più efficienti le infrastrutture del sud Italia e che sarebbe inutile la realizzazione del ponte dato che non sono presenti strutture all'altezza quali autostrade e ferrovie (a doppio binario) per poterlo raggiungere,

i favorevoli controbattono il fatto che i fondi utilizzati per l'opera verrebbero per la maggior parte dall'ambito privato (il ponte sarà infatti costruito con il metodo del Project Finance il quale prevede che un privato costruisca un'infrastruttura con le proprie risorse, per poi poterne usufruire economicamente per un determinato periodo di tempo).

La mancata realizzazione del Ponte dunque, libererebbe solamente le risorse stanziate dallo stato italiano, minoritarie rispetto ai finanziamenti comunitari, ed ai fondi creati ad hoc dalla SPV (special purpose vehicle) da costituirsi all'uopo, da parte del soggetto vincitore dell'aggiudicazione dei lavori secondo la metodologia del "general contractor". In realtà nel progetto del ponte sono già previste parecchie opere di riqualificazione delle infrastrutture nelle zone circostanti, ossia, dalla strada statale 106 Ionica, alla parte finale della Salerno-Reggio Calabria, con un occhio di riguardo alle autostrade siciliane. Stesso discorso dicasi per l'ambito ferroviario.